giovedì 22 novembre 2012

Scandalo segnalato da Greenpace!!


Grandi marche di moda mettono in commercio indumenti contaminati da sostanze chimiche 

pericolose per l’uomo, questo il risultato di una ricerca svolta da Greenpeace e pubblicata nel 

rapporto internazionale “Toxic Threads – The Fashion Big Stitch Up” presentato a Pechino.
L’associazione ambientalista ha effettuato analisi chimiche su 141 articoli di 20 diversi brand 

della grande distribuzione del settore moda, precisamente su capi Benetton, Armani, Jack & 

Jones, Victoria ‘s Secret, Only, Diesel, Vero Moda, Blazek, C & A, Esprit, Gap, H & M, Zara, 

Levi’s, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Vancl e Tommy Hilfiger.

L’obiettivo di Greepeace era quello di dimostrare il collegamento fra la tossicità di alcun 

prodotti del settore moda e l’inquinamento dei corsi d’acqua nelle vicinanze delle industrie che 

li producono.

“Vendendo prodotti contaminati da sostanze chimiche pericolose – spiega il 

responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Asia orientale, Li Yifang – 

le marche più famose del fashion ci stanno trasformando in vittime inconsapevoli 

della moda che inquina. Le sostanze trovate da Greenpeace, infatti, contribuiscono 

all’inquinamento dei corsi d’acqua in tutto il mondo, sia durante la produzione che nel 

lavaggio domestico”.

Dagli esami è risultato che uno o più indumenti di ogni marca contengono NPE, composti 

nonilfenoloetossilati pericolosi in quanto capaci di rilasciare i nonilfenoli, che agiscono 

alterando il sistema ormonale dell’uomo.
Le quantità più significative, superiori cioè a 1ppm, di queste sostanze, sono stati riscontrate 

nei prodotti a marchio Zara, Metersbonwe, Levi’s, C & A, Mango, Calvin Klein, Jack & Jones e 

Marks & Spencer (M & S).

Per quanto riguarda Zara, inoltre, ben quattro dei capi analizzati risultano contaminati da alti 

livelli di ftalati tossici, e in altri due sono state rinvenute tracce di un’ammina cancerogena 

derivante dai coloranti azoici.
L’invito di Greepeace rivolto a Zara in particolare, ma anche agli altri 19 marchi esaminati, è 

quello di adottare con urgenza un piano industriale di trasparenza per eliminare le sostanze 

tossiche dalle filiere di produzione e azzerarne l’utilizzo entro il 2020, come già predisposto dai 

marchi H&M e M&S, e di imporre ai fornitori di rendere pubblici i valori di tutte le sostanze 

chimiche pericolose rilasciate nelle acque dai loro impianti.


articolo preso da attualismo.it

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